L'industria delle costruzioni sta attraversando una trasformazione profonda nel modo di concepire il ciclo di vita dei materiali. Demolire un edificio non significa più semplicemente produrre scarti da mandare in discarica, ma rappresenta l'opportunità di recuperare risorse preziose che possono rientrare nel processo produttivo. Gli aggregati derivanti dalla frantumazione di strutture dismesse costituiscono una risposta concreta alle sfide ambientali ed economiche del settore, riducendo contemporaneamente il prelievo di materiali vergini dalle cave e alleggerendo la pressione sugli impianti di smaltimento.

A differenza dei materiali inerti destinati allo smaltimento definitivo, i detriti da demolizione selezionati e trattati adeguatamente possono trasformarsi in aggregati di qualità utilizzabili per molteplici applicazioni edilizie. Questa logica di economia circolare non è solo una scelta etica o un adeguamento normativo, ma sta diventando sempre più una necessità economica per imprese che devono confrontarsi con costi crescenti delle materie prime naturali e vincoli ambientali sempre più stringenti. La tecnologia di frantumazione e selezione ha fatto passi avanti notevoli, permettendo di ottenere prodotti con caratteristiche prestazionali comparabili agli aggregati tradizionali.

Processo di produzione degli aggregati riciclati

La trasformazione delle macerie in materiale riutilizzabile richiede un approccio metodico che parte dalla demolizione e attraversa diverse fasi di lavorazione. Non si tratta di semplice frantumazione meccanica, ma di un processo industriale complesso che deve garantire standard qualitativi precisi.

Demolizione selettiva e pre-selezione dei materiali

Il recupero inizia ben prima che i frantoi entrino in azione. Una demolizione condotta secondo criteri di selettività fa la differenza tra un prodotto finale di qualità e un aggregato contaminato difficilmente utilizzabile. Le imprese specializzate procedono con lo smontaggio progressivo degli elementi, separando già in cantiere:

  • Strutture in calcestruzzo armato, previa rimozione delle armature metalliche
  • Murature in laterizio prive di intonaci contenenti gesso
  • Elementi prefabbricati in cemento senza rivestimenti
  • Massetti e sottofondi privi di contaminanti

Questa fase preliminare esclude automaticamente materiali che comprometterebbero la qualità finale: isolamenti, guaine impermeabilizzanti, infissi, impianti tecnologici e finiture devono essere allontanati prima che il materiale strutturale venga avviato al trattamento. La separazione accurata riduce drasticamente la necessità di lavorazioni successive e migliora le proprietà meccaniche del prodotto finito.

Frantumazione e vagliatura degli inerti recuperati

Una volta conferito all'impianto di recupero, il materiale attraversa linee di trattamento articolate. Il primo passaggio prevede una frantumazione primaria mediante mulini a mascelle o a percussione che riducono i blocchi di calcestruzzo e laterizio a pezzature gestibili, generalmente sotto i 30-40 centimetri.

Il materiale frantumato viene poi sottoposto a vagliatura meccanica con setacci a maglia variabile che separano diverse classi granulometriche:

  • Frazione 0-4 mm (sabbia riciclata)
  • Frazione 4-8 mm (graniglia fine)
  • Frazione 8-16 mm (graniglia media)
  • Frazione 16-32 mm (pietrisco grossolano)

Separatori magnetici intercettano eventuali residui ferrosi sfuggiti alla pre-selezione, mentre sistemi a densimetria o a getto d'aria rimuovono frazioni leggere come legno, carta o plastica che potrebbero essere rimaste intrappolate nei detriti. Gli impianti più avanzati integrano anche sistemi di lavaggio che eliminano polveri e argille, migliorando sensibilmente le caratteristiche del prodotto finale.

Controllo qualità e certificazione del prodotto

Il materiale riciclato destinato a usi strutturali o comunque regolamentati deve superare test rigorosi. I laboratori verificano parametri fondamentali come:

  • Resistenza alla frantumazione (Los Angeles test)
  • Assorbimento d'acqua e porosità
  • Contenuto di impurità (gesso, materia organica, vetro)
  • Forma dei granuli e coefficiente di appiattimento
  • Presenza di sostanze contaminanti solubili

Solo gli aggregati che rispettano i requisiti della norma UNI EN 13242 e delle specifiche tecniche nazionali possono fregiarsi della marcatura CE ed essere commercializzati per applicazioni edilizie. Questa certificazione garantisce agli utilizzatori che il materiale possiede caratteristiche prestazionali definite e tracciabili.

Vantaggi ambientali ed economici del recupero

L'utilizzo di aggregati da demolizione genera benefici che si dispiegano su più livelli, dall'impatto ambientale ai conti economici delle imprese di costruzione. L'analisi del ciclo di vita completo evidenzia come questa scelta possa rappresentare una vera strategia vincente.

Riduzione dell'impatto ambientale

Ogni tonnellata di aggregato riciclato sostituisce materiale che altrimenti verrebbe estratto da cave e fornaci. Questo si traduce in un risparmio diretto di risorse naturali non rinnovabili, con tutto ciò che ne consegue in termini di tutela del paesaggio e degli ecosistemi. Le attività estrattive hanno infatti un impatto pesante: consumo di suolo fertile, alterazione della morfologia territoriale, abbassamento delle falde acquifere nelle cave di ghiaia.

Dal punto di vista delle emissioni, il confronto è altrettanto favorevole:

  • Riduzione della CO2 legata al trasporto, quando gli impianti di recupero sono prossimi ai cantieri
  • Minore energia richiesta per la frantumazione rispetto all'estrazione e lavorazione di pietra vergine
  • Alleggerimento della pressione sulle discariche, con diminuzione dei relativi impatti ambientali
  • Contenimento del consumo idrico necessario per lavaggio e lavorazione

Studi di LCA (Life Cycle Assessment) hanno dimostrato che l'uso di aggregati riciclati può comportare una riduzione fino al 60% dell'impronta carbonica rispetto agli aggregati naturali, considerando l'intero ciclo dalla produzione alla posa in opera.

Risparmio economico per le imprese edili

Oltre alla dimensione ambientale, esistono motivazioni economiche concrete che spingono verso l'adozione di materiali recuperati. Il costo degli aggregati riciclati risulta generalmente inferiore del 20-40% rispetto agli equivalenti naturali, con variazioni legate alla disponibilità locale di impianti di recupero e alla domanda di mercato.

Questo differenziale di prezzo si spiega con diversi fattori: l'assenza di canoni concessori per l'estrazione, la prossimità degli impianti di recupero ai centri urbani dove si concentra la domanda, la possibilità per chi demolisce di abbattere i costi di smaltimento conferendo a impianti di recupero anziché in discarica. Il vantaggio economico aumenta ulteriormente quando l'impresa edile gestisce direttamente sia la demolizione che la ricostruzione, potendo riutilizzare in loco parte del materiale frantumato per riempimenti, sottofondi o strade di cantiere.

Applicazioni pratiche nel settore costruzioni

La versatilità degli aggregati da demolizione permette impieghi diversificati, anche se non tutte le applicazioni sono equivalenti in termini di requisiti prestazionali. Serve distinguere tra usi strutturali e non strutturali, ciascuno con le proprie specificità tecniche.

Calcestruzzi e conglomerati con inerti recuperati

L'utilizzo più nobile per gli aggregati riciclati è sicuramente la produzione di nuovo calcestruzzo. La normativa italiana, attraverso il DM 17 gennaio 2018, ammette l'impiego di aggregati riciclati da demolizione di calcestruzzo per la preparazione di calcestruzzi strutturali, entro percentuali di sostituzione definite in base alla classe di resistenza richiesta.

In pratica, è possibile sostituire fino al 30% dell'aggregato grosso naturale con materiale riciclato per calcestruzzi con classe di resistenza non superiore a C30/37, che copre la maggior parte delle applicazioni residenziali e commerciali. Per percentuali superiori o classi di resistenza più elevate, serve una qualificazione specifica del mix design mediante prove di laboratorio.

Le prestazioni meccaniche risultano generalmente comparabili a quelle dei calcestruzzi tradizionali, con qualche differenza nelle caratteristiche secondarie:

  • Assorbimento d'acqua leggermente superiore (10-15% in più)
  • Ritiro e viscosità che possono richiedere aggiustamenti nel dosaggio degli additivi
  • Durabilità nel lungo periodo che necessita di verifiche specifiche per ambienti aggressivi

Nonostante queste peculiarità, centinaia di cantieri in tutta Europa hanno dimostrato che il calcestruzzo con aggregati riciclati può garantire prestazioni eccellenti quando correttamente formulato e posto in opera.

Sottofondi stradali e rilevati

Al di fuori delle applicazioni strutturali più esigenti, gli aggregati recuperati trovano impiego diffuso nella costruzione di infrastrutture. La realizzazione di sottofondi per pavimentazioni stradali assorbe quantità rilevanti di materiale inerte e rappresenta quindi un utilizzo ideale per il riciclo.

Le specifiche tecniche per i lavori stradali (Capitolato ANAS e norme CNR) prevedono espressamente la possibilità di utilizzare aggregati riciclati per:

  • Rilevati di sottofondo per strade urbane ed extraurbane
  • Strati di fondazione delle pavimentazioni flessibili
  • Sottofondi stabilizzati con cemento o calce
  • Massicciate ferroviarie di linee secondarie

In queste applicazioni, le prestazioni meccaniche richieste sono meno severe rispetto al calcestruzzo strutturale, ma resta fondamentale verificare la resistenza alla compattazione e il comportamento sotto carichi ciclici. Test CBR (California Bearing Ratio) e prove Proctor modificate certificano l'idoneità del materiale per l'uso previsto.

Riempimenti e drenaggi

Una quota significativa degli aggregati da demolizione viene impiegata per applicazioni che potremmo definire "secondarie" ma non per questo meno importanti dal punto di vista quantitativo. Riempimenti di scavi, rinterri di trincee, vespai aerati sotto pavimentazioni, drenaggi perimetrali di edifici assorbono volumi considerevoli di materiale inerte.

In questi contesti, i requisiti qualitativi si concentrano principalmente sulla granulometria e sull'assenza di elementi inquinanti, mentre le caratteristiche meccaniche diventano meno critiche. Un aggregato riciclato anche di qualità non eccellente può svolgere egregiamente queste funzioni, evitando il ricorso a materiale di cava che sarebbe sovradimensionato rispetto alle effettive necessità.

Particolarmente interessante risulta l'impiego in sistemi drenanti: la porosità relativamente elevata degli aggregati riciclati favorisce la circolazione dell'acqua, rendendoli adatti per la realizzazione di dreni perimetrali, trincee disperdenti o strati drenanti sotto pavimentazioni esterne.

Limiti tecnici e precauzioni d'uso

Nonostante i numerosi vantaggi, sarebbe fuorviante presentare gli aggregati riciclati come una soluzione priva di criticità. Esistono limiti oggettivi che chi progetta e costruisce deve conoscere per operare scelte consapevoli.

Variabilità delle caratteristiche fisico-meccaniche

A differenza degli aggregati naturali estratti da formazioni geologiche omogenee, il materiale da demolizione presenta inevitabilmente una variabilità intrinseca. Edifici di epoche diverse, costruiti con tecnologie e materiali differenti, generano detriti con proprietà non uniformi.

Questa eterogeneità si riflette in:

  • Fluttuazioni della densità tra lotti diversi
  • Contenuto variabile di laterizio, che influenza assorbimento e resistenza
  • Presenza occasionale di impurità difficili da eliminare completamente

Per gestire questa variabilità serve implementare controlli qualità serrati e, quando si utilizzano aggregati riciclati per applicazioni strutturali, prevedere coefficienti di sicurezza adeguati. La tracciabilità della provenienza del materiale diventa un elemento chiave: aggregati derivanti da demolizioni certificate e selettive offrono garanzie superiori rispetto a materiale di provenienza mista.

Prestazioni a lungo termine in ambienti aggressivi

Se per applicazioni ordinarie le prestazioni risultano ampiamente soddisfacenti, quando si parla di durabilità in condizioni estreme emergono alcune perplessità che la ricerca sta ancora approfondendo. Calcestruzzi esposti a cicli di gelo-disgelo intensi, ambienti marini con elevata concentrazione salina o contesti industriali con atmosfere aggressive richiedono una valutazione attenta.

Gli studi disponibili suggeriscono che la maggiore porosità degli aggregati riciclati può facilitare la penetrazione di agenti aggressivi, accelerando potenzialmente fenomeni di degrado come:

  • Corrosione delle armature per maggiore permeabilità ai cloruri
  • Attacco da solfati in presenza di acque aggressive
  • Reazione alcali-silice quando sono presenti componenti reattive

In questi scenari specifici, la normativa raccomanda di limitare la percentuale di sostituzione o di ricorrere a protezioni supplementari come rivestimenti, trattamenti superficiali o l'uso di cementi speciali con additivi che migliorano la durabilità.

Bibliografia

  • Autore: Roberto Montali - Nome testo: I rifiuti da costruzione e demolizione: normativa, gestione e tecnologie di recupero
  • Autore: Paolo Pipere - Nome testo: Manuale pratico per la gestione dei rifiuti speciali. Dalla classificazione allo smaltimento
  • Autore: Stefano Maglia - Nome testo: Il testo unico ambientale: commentario al D.Lgs. 152/2006 aggiornato con le ultime modifiche normative

FAQ

Gli aggregati riciclati possono essere utilizzati per la realizzazione di fondazioni di edifici residenziali?

Sì, è possibile utilizzare aggregati riciclati per le fondazioni, ma con alcune precisazioni. Per fondazioni dirette (plinti, travi continue) di edifici fino a tre piani, gli aggregati da demolizione di calcestruzzo possono sostituire fino al 30% dell'aggregato grosso naturale, rispettando i requisiti della normativa tecnica sulle costruzioni. È fondamentale verificare le caratteristiche geotecniche del terreno e assicurarsi che il materiale riciclato provenga da demolizioni certificate. Per strutture più impegnative o terreni problematici, serve una qualificazione specifica del mix design mediante prove di laboratorio.

Come posso verificare che gli aggregati riciclati acquistati siano di buona qualità?

La certificazione più importante è la marcatura CE secondo la norma UNI EN 13242, che attesta la conformità del materiale ai requisiti europei. Oltre a questo, richiedete al fornitore la documentazione tecnica completa che include: risultati dei test Los Angeles per la resistenza alla frantumazione, prove di assorbimento d'acqua, analisi del contenuto di impurità e certificati di provenienza del materiale. Gli impianti di recupero seri mantengono un registro delle demolizioni conferite e possono tracciare la provenienza di ogni lotto prodotto.

Esistono incentivi o crediti edilizi per chi utilizza materiali riciclati da demolizione?

Diversi protocolli di certificazione ambientale degli edifici (LEED, BREEAM, ITACA) riconoscono punteggi aggiuntivi per l'impiego di materiali riciclati, facilitando il raggiungimento di livelli di certificazione superiori. Inoltre, alcuni bandi regionali per l'edilizia sostenibile prevedono premialità economiche o priorità nell'assegnazione di contributi quando il progetto dimostra un utilizzo significativo di aggregati da demolizione. A livello nazionale, l'uso di materiali riciclati contribuisce al rispetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) richiesti per gli appalti pubblici, diventando quindi un requisito sempre più frequente nelle gare d'appalto.