
La frazione umida rappresenta circa il 30% dei rifiuti prodotti quotidianamente nelle case romane. Parliamo di scarti di cucina, avanzi di cibo, fondi di caffè e tutto quel materiale biodegradabile che finisce troppo spesso mescolato ad altri rifiuti, vanificando gli sforzi di una corretta raccolta differenziata.

Ogni progetto di costruzione, infrastrutturale o di ristrutturazione genera volumi consistenti di materiale estratto dal sottosuolo. La gestione di queste terre non è più lasciata alla discrezionalità dell'impresa esecutrice, ma segue regole precise che distinguono tra materiale riutilizzabile e rifiuto da smaltire.

L'industria delle costruzioni sta attraversando una trasformazione profonda nel modo di concepire il ciclo di vita dei materiali. Demolire un edificio non significa più semplicemente produrre scarti da mandare in discarica, ma rappresenta l'opportunità di recuperare risorse preziose che possono rientrare nel processo produttivo.

Classificare correttamente gli scarti prodotti durante lavori edilizi non è un'operazione che si possa fare a occhio o basandosi sull'esperienza. La normativa ambientale italiana ed europea impone protocolli analitici precisi per determinare la natura, la pericolosità e la destinazione finale dei materiali di risulta.

La scoperta di terreni o materiali inquinati durante le attività di scavo o demolizione rappresenta uno degli imprevisti più delicati che possono verificarsi in un cantiere.

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