Nonostante sia vietato da anni, l’Eternit è ancora presente in numerosi manufatti, a Roma e in tutto il territorio nazionale. Non è sempre facile trovare qualcuno che si occupi dello smaltimento dell’Eternit, a causa anche della pericolosità del materiale. Per lo smaltimento dell’Eternit a Roma e dintorni ci si può rivolgere ad aziende come la Nova Ecologica, operante da anni nel settore.

Cos'è l'eternit e perché è pericoloso

Brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek, l’Eternit è un materiale particolarmente resistente utilizzato per tutto il corso del Novecento per la produzione di vari oggetti: tubature, lastre, tegole, fioriere. Nocivo alla salute, provoca  una forma di cancro molto grave, il mesotelioma pleurico;  solo nella zona di Casale Monferrato e nella provincia di Alessandria ha portato alla morte circa 1800 persone.
Dopo un processo durato tre anni, il 13 febbraio 2012 il tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di reclusione i vertici aziendali dell’Eternit AG, obbligandoli al risarcimento di 3000 parti civili.

L'eternit è il nome commerciale di una lega di cemento e amianto. Questa fibra minerale è largamente presente in natura e presenta caratteristiche fisiche che si rivelano estremamente utili nel campo dell'industria: è resistente alle alte temperature, è fonoassorbente, è flessibile.

Tuttavia, la sua duttilità rappresenta anche un problema: col tempo si sfalda in fibre così piccole da essere invisibili ad occhio nudo. Queste poi tendono a depositarsi nei polmoni aumentando esponenzialmente il rischio di cancro.

Non sono solo gli addetti ai lavori che rischiano: essendo utilizzato anche negli elettrodomestici e nelle vetture, tutti possono subirne le infauste conseguenze.

Nel 1992, la Legge n. 257 ha definito illegale l'uso dell'eternit nella produzione di qualsiasi immobile ed oggetto. Da quel momento, è diventato necessario affidarsi alle ditte per lo smaltimento dell'eternit a Roma e in tutta Italia per assicurare un futuro salutare sia negli ambienti domestici che lavorativi. 

Come avviene lo smaltimento dell'eternit?

A causa dell’alta pericolosità del materiale, lo smaltimento dell’Eternit a Roma, e in tutta Italia, deve essere effettuato solamente da aziende specializzate. 

L’operazione può essere effettuata in tre modi differenti:

  • Rimozione:  quando il materiale in questione è evidentemente danneggiato, è obbligatorio rimuoverlo completamente
  • Incapsulamento: il materiale viene lavorato con particolari prodotti che contengono le fibre d’amianto. Quest’operazione è effettuata quando il materiale non è completamente deteriorato e lo si può mantenere senza rischi per la salute
  • Sovracopertura: nel caso in cui la struttura portante sia abbastanza resistente da mantenere un’altra copertura e il materiale sia in ottimo stato. Sia la sovracopertura che l’incaspsulamento necessitano di controlli periodici ed altri interventi.

Cosa prevede la legge per lo smaltimento dell'eternit?

La legge italiana stabilisce alcuni criteri di principio e linee guida per smaltire l’Eternit. Vediamone alcuni:

  • I manufatti in Eternit possono essere smaltiti o rimossi solamente se il materiale presenta parti deteriorate;
  • Il materiale rimosso non può essere riutilizzato;
  • Lo smaltimento può essere effettuato solamente da aziende possedenti il certificato ISO;
  • Le aziende che si occupano dello smaltimento possono operare solamente in una delle tre modalità descritte in precedenza;
  • L’Eternit non può essere frantumato, incenerito o altro;
  • L’area da bonificare deve essere recintata; gli impianti di areazione vanno isolati e gli oggetti potenzialmente contaminabili vanno ricoperti;
  • Il personale che si occupa dell’operazione deve lavorare con apposite tute.

Metodi di smaltimento dell'amianto

Le possibilità di smaltimento dell'amianto sono numerose. Tuttavia, prima di prenderle in esame è giusto sottolineare come solo una ditta specializzata possa occuparsene senza rischi e in maniera efficiente. Inoltre, come per molti altri rifiuti speciali, occorre seguire una precisa procedura burocratica per la quale conviene affidarsi a dei professionisti.

È altamente sconsigliato operare da soli: la sostanza è molto pericolosa e, senza le giuste conoscenze e i mezzi adeguati, il rischio aumenta esponenzialmente. Il fai da te è ammissibile solo in alcune situazioni, a questo proposito sono in commercio kit per la rimozione che hanno un costo ridotto (dai 30€ ai 40€). Tuttavia, anche dopo la rimozione fisica del pezzo, occorre comunque contattare un'azienda specializzata per lo stoccaggio del materiale eliminato.

In tutti gli altri casi, è necessario contattare un'azienda specializzata. Questa, in contatto con l'Asl locale, stabilisce le modalità di rimozione dell'eternit e i tempi di tale procedura.

Prima di procedere con il trattamento, la ditta effettua un sopralluogo e trasmette le sue conclusioni all'Asl locale, la quale restituisce un parere e un'autorizzazione.
Questa fase valutativa è fondamentale: occorre per comprendere l'entità del problema e scegliere la migliore strategia da attuare.

Le possibilità sono:

  • La rimozione. Nel caso in cui i pezzi di amianto siano in piccolo numero e in pezzi di dimensioni non eccessivamente grandi, la rimozione costituisce la migliore opzione: permette infatti di eliminare alla radice il problema.
  • Il confinamento. Si tratta di una soluzione parziale dove l'eternit viene delimitato da barriere in modo tale da evitare l'avvicinamento al sito inquinato.
  • L'incapsulamento dell'eternit. Si tratta di una buona soluzione che consiste nel coprire il materiale con altre sostanze in modo tale da scongiurarne il contatto con uomini e animali.

Pregi e svantaggi dell'incapsulamento

L'incapsulamento dell'eternit consiste, nel dettaglio, nel trattare il materiale con prodotti penetranti e ricoprenti che inglobano le fibre d'amianto isolandolo dall'esterno tramite una pellicola. Per procedere, occorre che la ditta esibisca un'attestazione di conformità del prodotto utilizzato nella procedura e un'attestazione di conforme esecuzione dei lavori.
Tutta questa modulistica è regolata dal decreto ministeriale del 20 agosto 1999.

Il vantaggio di questa opzione è la sua efficienza: costa poco – in termini di denaro e tempo – e riduce di molto il rilascio di fibre. Il problema è che l'amianto rimane: occorre quindi organizzare un piano di controllo ad intervalli regolari per scongiurare ulteriori rischi.

Soprattutto, occorre valutare bene lo stato dei materiali da incapsulare. Se la qualità di questi è scarsa – se sono friabili, deteriorati, intaccati dalla muffa – è possibile che il materiale coprente possa non essere sufficiente per sigillare l'eternit e quindi rendere nulla l'operazione.

In caso contrario, la procedura andrà a buon fine ma rimane l'obbligo di effettuare un check up periodico sullo stato della copertura per valutarne la conservazione.

Gli incentivi statali

Gli incentivi per lo smaltimento dell'eternit si inscrivono nell'insieme delle decisioni prese nell'ambito del decreto Salva Italia.

Sono stati messi a disposizione 48.000€ per queste operazioni da utilizzarsi in 10 anni. L'importo includeva i lavori effettuati dopo il 1998 ma prima del 30 giugno 2012.

Gli incentivi vengono elargiti sotto diverse forme. Innanzitutto, è possibile usufruire di una detrazione fiscale di un valore che va dal 36% al 55%, ma fruibile solo nel caso di coibentazione operata contestualmente alla rimozione dell'eternit.

Una seconda forma è il finanziamento che si attiva in luogo della sostituzione del materiale con impianti fotovoltaici. L'intervento è stato deciso in conformità con il Quarto Conto Energia, ovvero l'insieme degli incentivi statali alle fonti energetiche alternative, fra le quali il fotovoltaico è la più diffusa. Gli sgravi fiscali saranno pari al 5% o al 10% a seconda della natura dell'immobile e del tipo di installazione.

Tuttavia, non tutte le strutture potranno godere degli incentivi: ne sono escluse tutte le strutture non permanenti, come tettoie, pergolati, serre.

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